8.3.17

Sbriciolata "Mimosa" con Olio exta vergine di oliva e Crema vellutata al Limone






La più bella età di una donna
è quando smette di compiere gli anni ed inizia a compiere
i suoi sogni.

Jorge Cota



Per tutte le donne che conosco, per quelle che ancora non ho incontrato e per quelle che mai incrocerò.
Non permettiamo che le brutture del mondo ci privino dell'attesa, della speranza, della volontà di diventare ciò che dobbiamo essere: felici. :)


Niente, più di un impasto fatto di briciole e dei limoni gialli e profumati del mio orticello, mi ricordava il fiore della mimosa!
In questa ricetta vi propongo una versione della mia pasta "frolla" per sbriciolate con l'olio di oliva, che si sposa molto bene con l'aroma della crema al limone alla panna, frutto (a sua volta) di un esperimento ben riuscito: perfetta sia come farcitura nei prodotti da forno che da sola, è delicata e deliziosa ed offre il grande vantaggio di poter essere preparata anche con un giorno di anticipo (così come l'impasto per la sbriciolata).
Questa sbriciolata è dedicata a due donne meravigliose, la mia mamma e mia suocera, per le quali un dolce preparato con amore vale davvero quanto un prezioso momento di felicità.
Correte in cucina, che fate ancora in tempo a prepararla per le vostre donne - se, come le mie, amano i dolci al limone! ;-)



SBRICIOLATA MIMOSA
CON OLIO EVO E CREMA AL LIMONE ALLA PANNA

dosi per una tortiera da 20 cm di diametro





per l'impasto

300 g di farina "00"
120 g di zucchero semolato
1 uovo cat A
50 gr di olio extra vergine di oliva
40 gr di latte
una bustina di lievito per dolci
la buccia grattugiata di un limone bio
la punta di un cucchiaino di sale


per la crema al limone


200 gr di latte
2 uova intere
40 gr di amido di mais
140 gr di zucchero
la buccia e il succo (60 ml ca.) di un grosso limone bio
150 gr di panna fresca


inoltre

zucchero a velo vanigliato per servire




Preparate la crema al limone: in un pentolino dal fondo spesso, lavorate le uova con lo zucchero e l'amido, quindi aggiungete una piccola parte di latte e, con l'aiuto di una frusta a mano, attendete che sia completamente assorbito, prima di aggiungere la restante parte (sempre a filo e sempre mescolando).
Prelevate la buccia dal limone perfettamente lavato e asciugato (vedi nota*) e aggiungetela al composto di uova e latte.
Cuocete a fiamma dolce per circa 10 minuti o comunque fino a quando la crema non inizierà a fare le primissime bolle.
A quel punto togliete dal fuoco ed incorporatevi il succo di limone filtrato.
Quando la crema sarà completamente fredda, incorporatevi la panna semimontata (deve essere solo leggermente montata, non troppo sostenuta).
Trasferite la crema in frigorifero e lasciatela riposare per 1 ora almeno. (io una notte intera), per permettere ai grassi di catturare bene l'aroma di limone.


Preparate l'impasto della sbriciolata: in una ciotola capiente, miscelate la farina, lo zucchero, il lievito, il sale e la buccia di limone grattugiata, quindi ricavate un piccolo buco al centro e poneteci le uova e l'olio.
Con l'aiuto di una forchetta, iniziate ad impastare partendo dal centro, raccogliendo le polveri poco alla volta. Aggiungete a questo composto sabbioso il latte poco per volta, continuando ad impastare fino ad ottenere un impasto "a palline", molto grumoso.




Trasferite la ciotola in frigorifero e lasciate riposare per almeno 20 minuti.


Preparate la sbriciolata: rivestite il fondo (preferibilmente amovibile) della teglia e usate poco più della metà dell'impasto per creare la base, schiacciando bene sul fondo e sui lati della teglia per formare un guscio il più possibile uniforme.




Riempite con la crema fredda di frigo (privata della buccia di limone), quindi con l'altra parte di impasto ricoprite la superficie del dolce, facendo attenzione a "sigillare" bene in corrispondenza dei bordi e ogni eventuale vuoto. Potete aiutarvi anche con le dita, per formare con l'impasto delle piccole sfere che ricreino meglio il "fiore" della mimosa.








Cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti o comunque fino a quando la superficie del dolce non risulti ben dorata.
Lasciate raffreddare la sbriciolata nel forno spento e attendete che sia completamente fredda, prima di tagliarla e servirla, guarnita di zucchero a velo.


NOTE:

- Potete sostituire il latte dell'impasto con del latte di mandorle (o altra bevanda vegetale, o acqua) e la panna fresca con quella vegetale.

- E' la panna (vaccina o vegetale che sia) a rendere "speciale" questa crema e a conferirle il giusto equilibrio di consistenza e sapore. Se decidete di non mettercela, vi consiglio di cambiare direttamente crema e preparare una semplice crema pasticcera al limone con le vostre dosi.

- Un consiglio: prelevate la buccia di agrumi con un pelapatate, eliminate l'albedo (la parte bianca, amarognola) tagliandola delicatamente via con un coltello, quindi mettete tutta la buccia ricavata in un frullatore con una parte della farina prevista dalla ricetta e frullate in un mixer per alcuni secondi, con colpi ad intermittenza. Otterrete una miscela omogenea di buccia di agrumi e farina pronta da unire al resto degli ingredienti.
Utilizzate questo piccolo trucco in tutte quelle ricette nelle quali è prevista la zeste di agrumi, vi tornerà di grande aiuto per risparmiare tempo ed avere subito disponibile tanta buccia grattugiata.

2.3.17

Crema Speziata di Pastinaca



Alzi la mano chi, stando all'estero, dopo due soli giorni di lontananza dal Belpaese non è stato colto dalla nostalgia degli spaghetti, della pizza, degli insaccati, dei formaggi, dei latticini e di Dio solo sa cos'altro di squisito il mondo intero ci invidia.
Ebbene, io appartengo a quella ristretta cerchia di personaggi curiosi che, ogni volta che si reca all'estero, rimpiange di non poter rimpatriare con un bagaglio pieno di soli ortaggi, radici, tuberi e frutti vari che in Italia sono talvolta pressoché introvabili!
Ma per la mia recente visita a Rosario in Inghilterra mi sono attrezzata bene: avendo esportato (via bagaglio da stiva) circa 15 chili tra mozzarelle, salsicce, fette di carne, formaggi, funghi e dolci casalinghi, ho potuto riempire i vuoti lasciati in valigia con altrettanti chili di cibi interessanti da importare.
Tra questi, delle patate dolci americane (delle quali vi parlerò molto presto) e due belle pastinache.




Largamente utilizzata fino a qualche decennio fa, rimpiazzata poi dalle "cugine" carote e patate, la pastinaca (parsnip per gli anglofoni), è conosciuta in Italia anche come carota bianca; infatti ha forma e sapore simili a quelli di una carota, pur essendo più propriamente un tubero (perché cresce interamente sottoterra) ed avendo un gusto più dolce ed una consistenza più tenera.
Il mio primo incontro con questa insolita radice è avvenuto grazie all'assaggio di una zuppa deliziosa provata proprio durante il mio ultimo soggiorno a Oxford. Trattandosi, ahimè, di una crema in lattina pronta da riscaldare e servire, comprendeva ingredienti poco salutari (quali la panna, il brodo vegetale in polvere ed altri ingredienti "siglati"), ma il suo sapore era così gradevole che mi sono promessa di provare a replicarla in una versione più sana e leggera una volta a casa, armata di minipimer. ;-)
Di tutte le ricette trovate in rete, quella che più mi ha ispirata per la semplicità di composizione ed esecuzione è stata questa di Jamie Oliver.
Una crema profumatissima, preparata con ingredienti interamente vegetali (eccezion fatta per il latte vaccino, che rende il risultato più cremoso senza addizione di ulteriori carboidrati attraverso patate, amidi o addensanti affini), spezie ed aromi stuzzicanti che rendono addirittura facoltativa l'aggiunta di sale.
Siete intolleranti al lattosio, vegani, oppure volete semplicemente aggiungere un ulteriore zing esotico alla vostra vellutata? Jamie suggerisce di sostituire il latte vaccino con il latte di cocco; dalle tante recensioni in coda al suo articolo, pare proprio che funzioni benissimo!
Chi prova per primo? ;-)

Anche questa ricetta è pensata per la rubrica settimanale Il sorriso vien mangiando... sano! curata a quattro mani con la Dottoressa nutrizionista Maria Rosaria Amoroso.
Se volete avere sempre a portata di mano i preziosi suggerimenti della nutrizionista, porle delle domande per sciogliere i vostri dubbi in tema di nutrizione e scoprire le ricette che ogni venerdì vi proporremo, seguite la sua pagina Facebook e il suo profilo Instagram!
Non dimenticate di renderci partecipi dei vostri esperimenti culinari taggandoci nelle foto delle vostre ricette! Le riproporremo sulle nostre pagine per incoraggiare altri lettori a seguire il vostro esempio! :)



CREMA SPEZIATA DI PASTINACA

dosi per 4 persone




per il brodo vegetale

1 litro d'acqua fredda
4 gambi di prezzemolo
una piccola carota
una piccola cipolla
una costa di sedano



per la zuppa

1 kg di pastinache (circa 6)
una grossa cipolla
2 spicchi di aglio
un pezzetto di zenzero fresco
1 cucchiaio di garam masala (polvere di curry)
400 ml di latte parzialmente scremato
1 litro di brodo vegetale
1 cucchiaino di olio extra vergine di oliva
sale q.b.



per servire

un cucchiaio di olio extravergine di oliva a porzione
semi e/o crostini di pane integrale





Preparate il brodo vegetale: riunite l'acqua e gli ortaggi mondati delle bucce e degli scarti in una pentola e portate il tutto ad ebollizione.
Lasciate sobbollire a fuoco basso per circa un'ora. Scolate infine le verdure e filtrate il brodo con una stamina.


Preparate la zuppa: mettete un cucchiaino d'olio in una pentola dal fondo spesso per un soffritto leggerissimo e lasciate ammorbidire a fiamma dolce la cipolla, l'aglio e lo zenzero tagliati finemente insieme al garam masala.



Dopo un paio di minuti, aggiungete le pastinache pelate e tagliate a a rondelle e lasciatele insaporire bene negli aromi. Aggiungete il brodo vegetale ancora caldo (all'inizio un paio di mestoli alla volta, per evitare schizzi) e il latte.
Portate ad ebollizione e lasciate cuocere per circa mezz'ora, o comunque fino a quando la pastinaca non risulterà tenera.




Frullate il tutto con un mixer ad immersione, salate a piacere e servite la crema con un cucchiaio di olio extra vergine di oliva a crudo, dei semi di zucca o di girasole e/o dei quadratini di pane integrale che avrete tostato leggermente in padella o in forno.


NOTE:

- Per una versione senza lattosio e vegana della ricetta che non utilizzi il latte di cocco, potete sostituire il latte vaccino con pari quantità di brodo vegetale, latte di riso o latte di avena (quest'ultimo se non intolleranti al glutine).

- Lo zenzero dà un'insostituibile marcia in più a questa zuppa. Se proprio non riuscite a reperirlo fresco, sostituitelo con uno in polvere di buona qualità.

- In sostituzione del garam masala, potete preparare da voi una miscela delle spezie che preferite. Perfetti per questa ricetta sono il pepe, la cannella, la noce moscata e la paprika dolce.






Grazie, Jamie! Ieri le nostre congiunture astrali erano favorevoli: io ho portato in tavola una tua ricetta e tu eri, carramba che sorpresa, eri proprio qui, nella mia Napoli! ^_^




Buon fine settimana a tutti!


16.2.17

Cavolfiore arrostito con olio e cumino (ricetta light)





Può un semplice cavolfiore, ortaggio più o meno triste (ammettiamolo) in qualsivoglia modo lo si ricetti, diventare una di quelle cose che vorreste trovarvi in tavola almeno una volta alla settimana o addirittura come snack da sbocconcellare ogni tanto?!
La risposta è: sì.
Assolutamente sì!
Quando lessi della bontà di questa ricetta sul blog di Arabafelice in cucina ne fui troppo incuriosita, ma qui a casa mia, in verità, erano un po' scettici, perciò ne ho rimandato la preparazione fin quando pochi giorni fa, finalmente, non si sono convinti!
Beh, vi dico solo che, dopo averla provata, mi hanno detto di non voler mai più, per contorno, un cavolfiore diverso da questo! :°D
Il cavolfiore arrostito ha veramente il vago aroma di noce di cui si narrava. La cottura in forno lo rende croccante e saporito già da solo, senza bisogno di particolari aggiunte. Richiede pochissimo (o addirittura zero) sale, ma potete scegliere di insaporirlo con le spezie che preferite, sicuri che qualunque aggiunta difficilmente ne corromperà la bontà.
La ricetta originale prevede l'utilizzo del curry, del prezzemolo e del succo di limone; io ho deciso di sostituire il curry ed il succo del limone con il cumino, una spezia dal sapore intenso, leggermente piccante e amaro, e di omettere il prezzemolo (che non amo).
Il risultato è stato un contorno leggero davvero interessante: provatelo al più presto, che i cavolfiori sono ancora nel pieno della loro bontà stagionale e questo modo di cucinarli a crudo è ideale anche per preservarne tante proprietà nutrizionali che, con altri sistemi di cottura, andrebbero sciupate!

Anche questa ricetta va nella rubrica settimanale Il sorriso vien mangiando... sano! curata a quattro mani da me e dalla Dottoressa nutrizionista Maria Rosaria Amoroso.
Se volete avere sempre a portata di mano  i preziosi suggerimenti della nutrizionista e scoprire le ricette che ogni venerdì vi proporremo, seguite la sua pagina Facebook e il suo profilo Instagram!



CAVOLFIORE ARROSTITO
CON OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA E CUMINO

dosi per 4 persone





un piccolo cavolfiore (650-700 grammi)
2 cucchiai di olio
1 cucchiaio di cumino in polvere
1/3 cucchiaino di sale fino




Lavate ed asciugate il cavolfiore, eliminate le foglie esterne e pareggiate il gambo tagliandone via la parte non edibile.
Tagliate a fette spesse circa 1,5 cm (non preoccupatevi se non restano intere e si frantumano in vari pezzi) e adagiate su una teglia coperta da carta forno.
Spennellate con l'emulsione di olio, sale e cumino e infornate a 230°C per circa 15 minuti. Trascorso tale tempo, estraete dal forno, girate le fette di cavolfiore dal lato opposto e condite di nuovo con l'emulsione. Infornate nuovamente e cuocete altri 15 minuti.
Controllate che il cavolfiore sia ben asciutto in tutte le sue parti e interrompete la cottura solo quando risulterà ben dorato.
Servite preferibilmente tiepido.



10.2.17

Pancakes Romantici alla Nocciola (light, senza glutine e senza lattosio)





Niente sa stupire più delle cose semplici fatte con cura, tenerezza ed amore.
Questi pancakes a forma di cuore sono un'idea facile, veloce e molto romantica per concedervi con il vostro "Valentino" una colazione diversa dal solito, golosa ma anche sana e leggera!
Il loro impasto è a base di farina di amaranto, uno pseudocereale privo di glutine dall'aroma intenso che ricorda molto quello delle nocciole. Il latte di nocciole e le nocciole tostate presenti nella mia versione, unitamente ad un pizzico di cacao amaro, esaltano ulteriormente questa naturale caratteristica della farina di amaranto e donano alle frittelle un gusto goloso (oltre che un elevato valore nutrizionale).
Il risultato sono delle frittelle leggerissime, soffici soffici, con una vaga nota croccantina data dalle nocciole finemente macinate che, di tanto in tanto, fanno capolino a qualche morso.
Considerando poi che, tra gli ingredienti di questa ricetta, non ci sono zuccheri raffinati né (quasi per nulla) grassi e che l'impasto potete prepararlo la sera prima, non potete avere né sensi di colpa né scuse: dovete provarla!  ;-)

Anche questa ricetta senza glutine, senza lattosioipocalorica e a basso indice glicemico è destinata alla rubrica del venerdì Il sorriso vien mangiando... sano!curata a quattro mani con la Dott.ssa nutrizionista Maria Rosaria Amoroso! :)
Se volete avere sempre a portata di mano i preziosi consigli della nutrizionista e scoprire le ricette che ogni settimana vi proporremo, seguiteci sulla sua pagina Facebook e sul suo profilo Instagram!





HEART-SHAPED HAZELNUT PANCAKES
senza glutine, senza lattosio, senza zuccheri raffinati e con pochissimi grassi

dosi per 2 persone (circa 8 frittelle medie)





ingredienti asciutti

50 gr di farina di amaranto
15 gr di nocciole intere tostate
10 gr di cacao amaro
1/2 cucchiaino di lievito per dolci (senza glutine)


ingredienti umidi

80 ml di latte di nocciola (senza zuccheri) [vedi nota]
1 albume
15 gr di miele di acacia
1 cucchiaino di olio di semi di girasole


inoltre

miele e frutta fresca per servire 




Frullate insieme gli ingredienti asciutti fino ad ottenere una miscela omogenea.
Riunite la miscela in una ciotola ed aggiungetevi il latte vegetale, il miele e l'olio, amalgamando bene il composto.
Incorporate infine l'albume montato a neve con dei movimenti di spatola dal basso verso l'alto.
Lasciate riposare la pastella ottenuta in frigorifero per almeno mezz'ora (io una notte intera).





Al momento di cuocere i pancakes, riscaldate una padella antiaderente e ungetene velatamente il fondo con un goccio di olio di semi.
Con l'aiuto di un cucchiaino, prendete un po' di pastella e disponetela sul fondo della padella in modo da disegnare un cuore.
Lasciate cuocere per un 1 minuto circa e, quando avrà fatto tante bollicine in superficie e sembrerà più asciutta, girate la frittella e lasciatela cuocere ancora 1 minuto.




Ripetete l'operazione fino ad esaurimento della pastella, impilando l'uno sull'altro i pancakes di volta in volta pronti.
Servite le frittelle con un filo di miele e della frutta fresca e completate la colazione con della spremuta d'arancia.


NOTE:

- Il latte di nocciole può essere sostituito preferibilmente con il latte di mandorle, ma anche con latte di riso.
Un buon latte di nocciola è questo (tenete presente, però, che è dolcificato con sciroppo d'agave - un dolcificante di origine naturale - e contiene una percentuale minima di sale).

Se vi risulta difficile trovare una bevanda di nocciola naturale al 100% (e/o volete risparmiare), producetela da voi in casa. Il procedimento è semplicissimo: lasciate in ammollo per 3 ore 50 grammi di nocciole intere in 650 ml di acqua, frullate poi bene il tutto e filtrate attraverso un colino a maglie fitte coperto di garza. Travasate il latte di nocciola in una bottiglia sterilizzata e conservate in frigorifero (la poltiglia avanzata è perfetta nel muesli della colazione o negli impasti dei dolci!).

- I pancakes realizzati con l'impasto lasciato riposare una notte intera in frigorifero sono migliori di quelli che si ottengono da una pastella lasciata riposare poco più di mezzora (mantengono meglio la forma in cottura e si gonfiano di più). Questo rappresenta senz'altro un vantaggio, se volete risparmiare tempo al mattino.


3.2.17

Taralli di San Biagio, i lievitati abruzzesi che proteggono la gola!




Le storie dei Santi mi hanno sempre affascinato. Mi piace pensare come alcune tradizioni e rituali simbolici ripetuti nel tempo abbiano contribuito a tenere viva la memoria del loro esempio cristiano e a conservarsi fino ai giorni nostri.
Al Santo del giorno, ad esempio, sono legate tante tradizioni sacre (e popolari) che ricordano in vario modo il motivo del culto a lui dedicato: avendo miracolosamente salvato, poco prima di morire martire nel 316, un bambino che stava soffocando per aver ingerito una lisca di pesce, San Biagio è considerato il protettore della gola e di tutti i malanni ad essa collegati.
Un paio di anni fa sono venuta a conoscenza del fatto che gli abruzzesi, in particolar modo gli abitanti di un paesino in provincia di Pescara, sono tradizionalmente tanto devoti a San Biagio da avergli dedicato addirittura una ricetta; una sorta di pasta di pane lievitata alla quale viene data la forma di "taralli" (ciambelle) che ricordano simbolicamente la gola. Il 3 febbraio questi pani vengono benedetti durante la Santa Messa e donati ad amici e parenti come "preghiera", affinché quelle persone ricevano dal Santo la protezione dai malanni di stagione.
Mai come in questo momento sono felice di proporvi questa ricetta. Mi piace pensare (e pregare) che San Biagio abbia davvero protezione e cura di questo popolo generoso che, in questo periodo più che mai, è messo a durissima prova nella fede e martoriato (nello spirito oltre che nel "corpo") come lo è stato lui.

Come per ogni ricetta della tradizione regionale che si rispetti, non esiste la ricetta dei taralli di San Biagio ma esistono tante ricette quante sono state nel tempo le mani che le hanno impastate. 
C'è chi li fa dolci, chi li fa salati e chi non li fa né dolci né salati (per poterli mangiare con vari tipi di accompagnamento), chi li impasta con tante uova per ottenerne dei veri taralli friabili e chi prima li lessa e poi li cuoce in forno per avere delle morbide ciambelle, chi ci mette i semi di anice (dalle proprietà lenitive e rinfrescanti per la gola) e chi quelli di finocchio...
Io ho scelto di realizzare la ricetta comunemente più diffusa per realizzare i taralli di San Biagio morbidi semidolci, adattandola però a coloro che soffrono di intolleranza al lattosio e a chi segue un programma alimentare che richieda di tenere sotto controllo l'indice glicemico e le calorie.
Se è vero che il latte conferisce agli impasti una migliore struttura e una migliore consistenza (oltre che un maggior apporto nutrizionale), è anche vero che, nella maggior parte dei casi, è possibile sostituirlo con bevande di origine vegetale (latte di riso, di soia, di avena, di mandorla, di cocco, ecc.) o addirittura, in maniera ancor più semplice, con l'acqua.
Quest'ultima è stata la mia scelta, unitamente a quella di sostituire lo zucchero con il miele e la farina "00" con una farina integrale (prevedendo la ricetta originale 500 grammi di farina raffinata, la sostituzione con il tipo integrale mi ha permesso di ridurre sia l'indice glicemico complessivo della ricetta che la quantità totale di farina prevista).
Il risultato? Delle ciambelle soffici come le nuvole, un felice compromesso tra pasta di pane e brioche, perfette da sbocconcellare a colazione da sole o con un velo di miele o marmellata, oppure per accompagnare formaggi o salumi.

Un lievitato semidolce semplice come questo rappresenta un'ottima alternativa ai dolci realizzati con tanto zucchero e tanta farina raffinata e un'ottima base per realizzare ciambelle e "brioches" personalizzabili in vario modo, con le quali concedersi, ogni tanto, una dolce gratificazione.
Questa ricetta, che mi ha dato tanta soddisfazione, la dedico al "San Biagio" (diabetico) più importante della mia vita, il mio papà, e a tutti i lettori della rubrica Il sorriso vien mangiando... sano! curata a quattro mani con la Dott.ssa nutrizionista Maria Rosaria Amoroso! :)
Se volete avere sempre a portata di mano  i preziosi suggerimenti della nutrizionista e scoprire le ricette che ogni venerdì vi proporremo, seguite la sua pagina Facebook e il suo profilo Instagram!



TARALLI DI SAN BIAGIO
CON FARINA INTEGRALE

dosi per circa 15 ciambelle medie





425 gr di farina integrale bio
1 uovo cat. A
50 gr di miele bio
25 gr di olio extra vergine di oliva
15 gr di lievito di birra fresco (oppure 5 di quello secco)
250 ml di acqua tiepida
1 cucchiaio di semi di anice
1/2 cucchiaino di sale fino

inoltre

acqua e olio per spennellare




Mettete la farina in una ciotola, formate un piccolo buco al centro e aggiungetevi il lievito sbriciolato, l'uovo e l'olio e iniziate ad impastare raccogliendo poca farina verso il centro.
Unite lentamente l'acqua tiepida in cui avrete fatto sciogliere il sale e il miele e iniziate ad impastare con il resto della farina.
Unite anche i semi di anice ed impastate fino ad ottenere un impasto molto morbido, quasi un po' colloso (ovviamente tutto il procedimento può essere eseguito meccanicamente con l'aiuto della planetaria). Resistete alla tentazione di aggiungere altra farina! Questo impasto rende bene proprio in virtù della sua alta idratazione.
Coprite e lasciate lievitare per circa 2 ore.
Aiutandovi con una spatola e pochissima semola rimacinata (o farina), staccate delicatamente l'impasto lievitato dalla ciotola e dividetelo in 15 parti. Su un piano da lavoro leggermente spolverato di semola o farina, lavorate ciascun pezzo di impasto picchiettandolo con le dita per allungarlo e formare dei cordoncini. Unite le estremità dei cordoncini per formare dei taralli, facendo in modo che conservino un bel buco al centro.
Disponete le ciambelle formate su una teglia e lasciate lievitare per un'altra ora.



Spennellate la superficie di ciascun tarallo con mezza tazzina di olio diluito con un po' d'acqua (ed altri semi di anice, se graditi). Cuocete in forno preriscaldato a 180° per 15-20 minuti.





NOTE:

- I taralli opportunamente sigillati in buste per alimenti si conservano morbidi fino a 3 giorni.

- Per una variante più golosa potete sostituire i semi di anice con le scaglie o le gocce di cioccolato fondente (se intolleranti al lattosio, accertatevi che non ne contengano).

- Per una versione dolce di questi taralli, sostituite il miele con 180 grammi di zucchero di canna bio (da sciogliere nell'acqua insieme al sale).